Il maiale italiano rischia l’estinzione?

Il maiale italiano rischierebbe l’estinzione: quali sono le cause e i possibili rimedi?

Nell’articolo di Angelo Barraco apparso in questi giorni sulla testata L’Osservatore d’Italia ci si domanda se il maiale italiano, inteso come prodotto agroalimentare, sia una in effettiva via d’estinzione e come rimediare a questa drammatica eventualità.

I nostri Alfredo, Mauro e Dario ne parlano oggi sul blog di Squicity. Buona lettura!


Alfredo

Il maiale italiano rischia l’estinzione,  come del resto anche il coniglio e ben presto – se continuano così le cose – anche i bovini da carne e le vacche da latte.

Questo è dovuto a tre importanti fattori. 

Il primo di carattere economico, per cui è evidente che in alcuni Paesi europei e non, ci siano dei costi di produzione sostanzialmente più bassi, corredati da meno restrizioni e regole. Non trascurabile anche il fatto che alcuni Paesi abbiano da tempo adottato una sorta di protezionismo interno dei loro prodotti sul mercato nazionale, con l’obiettivo di svendere le eccedenze di produzione sui mercati esteri imponendo dei costi molto concorrenziali. È il caso ad esempio della carne di coniglio francese o del latte. Germania, Francia, Olanda, hanno allestito diversi impianti di polverizzazione del latte. In questo modo riescono a controllare l’immissione di latte sul mercato, staccandolo per lungo tempo se non conviene venderlo o movimentarlo facilmente per tutto il globo. In Italia, specie nel Centro-sud, non abbiamo neanche un impianto di polverizzazione e gli allevatori si sentono messi alle strette dalle industrie che lavorano il latte perché sanno che ogni mattina devono mungere le loro vacche e vendere immediatamente il latte essendo un prodotto molto delicato e deperibile.

Il secondo aspetto è di carattere politico. Basterebbe poco per creare un vero marchio di tutela del prodotto italiano, con un etichettatura seria… è soltanto, sembrerà banale dirlo, una questione di volontà.

Il terzo aspetto riguarda il consumatore e il suo grado di informazione e cultura. Il vero potere c’è l’ha il consumatore, che ogni giorno opera delle scelte e premia i mercati.

Perché questo accade? Forse perché siamo abituati oggi a guardare al cibo come una cosa scontata. Entriamo in un supermercato e compriamo prima quello che costa meno, e basta. Quando invece acquistiamo un cellulare nuovo, ci informiamo bene sulle caratteristiche che ha, ne studiamo a fondo le specifiche e siamo disposti a spendere molto per prendere l’ultimo modello in uscita. Per il cibo non ragioniamo allo stesso modo: un’insalata vale l’altra e anche la carne in fondo è sempre e solo carne, sia che costi 5 € kg o 20 € kg. Perché spendere di più se possiamo avere lo stesso prodotto a meno?

Ci sfugge il fatto che dietro una mela, c’è una storia, fatta di generazioni, di territori, di cultura, di ricerca scientifica. Dietro un salame o un prosciutto c’è il lavoro di anni. Se il valore del lavoro umano inizia a sfuggirci, la qualità muore schiacciata dalla logica del produrre a prezzi sempre più bassi. 

Una cosa posso assicurarla, quando un allevamento chiude, un’azienda agricola fallisce, difficilmente riapre i battenti. Un allevamento non è un semplice lavoro: è il frutto del lavoro di generazioni, quello che resta dell’uomo inserito in un territorio insieme ai suoi animali.

Quindi non è solo il maiale italiano che si sta estinguendo, è l’intera tradizione italiana che sta vacillando.

Mauro

Mi trovo d’accordo con Alfredo, anche se ritengo che il fattore scatenante sia essenzialmente e principalmente una scelta economica: il prodotto completamente “fatto” in Italia (ciclo chiuso) non risulta essere economicamente competitivo per il mercato della GDO che, al fine di ottimizzare i propri margini di guadagno, va alla ricerca di prodotti più economici. Il capitolo pressoché infinito che si apre a questo punto comprende temi come il costo del lavoro, inefficienza lungo la filiera, tassazione, costo dell’energia, costo dei mangimi/materie prime che importiamo dall’estero.

Una cosa alla quale non si pensa e che cci tengo a ribadire è che in Italia ci sono più alti costi di tutti i fattori della produzione per cause non dipendenti dall’allevatore/trasformatore. La pietra sopra ce la mette poi il consumatore medio che va alla ricerca del prodotto “economico” spinto dalla necessità di un budget sempre più limitato per la spesa alimentare. Quindi sì, il prodotto italiano si sta estinguendo e questa dipende molto dalle nostre scelte al supermercato.

Dario

In Italia si sta assistendo a un radicale cambiamento nel modo di fare la spesa e di consumare prodotti. Sempre più spesso il consumatore sceglie il made in Italy, il prodotto biologico e il prodotto locale e questo mi rende più fiducioso; quello che a mio parere manca è una formazione di base sui temi e sui prodotti che il cliente sceglie e compra. Forse molti dei consumatori che comprano biologico non sanno nemmeno cosa sia un marchio di certificazione biologica o come lo si riconosce dai falsi Bio. Nell’ambito dei salumi, e della carne suina in generale, si usano spesso carni provenienti dall’Europa dell’est, molto concorrenziale a livello di prezzo a quella Italiana. 

Se da un lato c’è la convenienza economica, per le grandi aziende che trasformano carni suina, dall’altra c’è meno qualità e meno valorizzazione dei territori e delle produzioni italiane.

Un salume italiano, o meglio ancora un salume tipico di una determinata regione o provincia, valorizza la storia, le tradizioni, l’agricoltura e la micro economia locale che rende un territorio unico e differente dagli altri.

Parlare di “Salame Cotto”, significa valorizzare e riconoscere una determinata zona e territorio laziale, ad esempio, quello della provincia di Viterbo e dell’alta Tuscia; idem se si parla di “Susianella Viterbese”.

È vero che il maiale italiano è a rischio estinzione, ma è anche vero che il consumatore medio cerca ancora solo grandi marchi, che oltre ad offrire la maggior parte delle volte un prodotto di qualità media, utilizza molte materie prime provenienti da altre paesi comunitari se non extra-comunitari.

Quello che serve, secondo me, è maggiore informazione e maggiore valorizzazione delle produzioni locali. È necessario ricordare che il prodotto che acquistiamo determina una nostra scelta di vita molto, molto più grande.

Benvenuto in Squicity

Squicity è un servizio di consegna a domicilio di prodotti provenienti dalle campagne locali, attivo nelle province di Roma, Rieti e Viterbo. Il progetto nasce dalla conoscenza diretta delle aziende e dei processi produttivi e dalla consapevolezza dell’importanza del “saper fare”. Il rispetto dei ritmi naturali delle stagioni, l’attenzione alle biotipicità e l’amore per il territorio sono alcuni dei criteri con i quali selezioniamo i nostri produttori. Scegliamo soltanto cibi sani, gustosi e di qualità, prodotti con metodi tradizionali, provenienti da non più di 150 chilometri di distanza e con alle spalle un massimo di 2 ore di trasporto su gomma. Un cibo buono, che conserva il sapore e il profumo delle cose autentiche.

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