L’agricoltura non tutelata

È stato pubblicato sul Corriere della Sera un articolo di Mauro Agnoletti dal titolo L’agricoltura che non tuteliamo.

Nell’articolo si può leggere:

L’immagine vincente dell’Italia è però quella di un Paese che abbina prodotti tipici alla bellezza del paesaggio coltivato e la diversità dei nostri prodotti alimentari non è legata a una generica biodiversità naturale, ma all’azione della cultura che ha modellato la natura creando il paesaggio. Pensiamo forse di attrarre turisti per vedere paesaggi naturali che esistono solo nell’immaginario collettivo, o grandi predatori tipici di Paesi molto più dotati del nostro? La Convenzione Onu sulla diversità biologica ha già stabilito nella dichiarazione di Firenze che l’Italia non è l’Amazzonia, ma un paesaggio bioculturale prodotto dall’uomo, invitando ad adeguare gli strumenti di tutela. Per chi ama gli scenari, se per la fine del XXI secolo avremo, secondo le più fosche previsioni, 2 gradi di aumento di temperatura, riusciremo ugualmente a coltivare la terra. Una recente ricerca del ministero dell’Agricoltura mostra però che, proseguendo l’abbandono registrato fino a oggi (quasi 100.000 ettari all’anno) avremo solo grandi aree metropolitane circondate da «natura». A quel punto, non avremo contribuito significativamente a ridurre il riscaldamento globale, ma dovremo importare il cibo dall’estero. Considerando la crescita della popolazione mondiale e la fame di terra, vedremo poi di quale qualità e a che prezzo, ma non potremo certo acquistare il nostro paesaggio.

Dario e Mauro hanno scritto una riflessione in merito sul nostro blog. Buona lettura!


Serge Latouche (teorico della decrescita felice) afferma che se non vi è sostenibilità economica dell’impresa agricola, l’agricoltura non ha futuro. 

Soprattutto quell’agricoltura di piccola scala, quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia, ma che produce la maggior parte del cibo di cui ci nutriamo. Quell’agricoltura indispensabile a mantenere la fertilità dei terreni, per tutelare la diversità di paesaggi, piante, animali, finalizzata alla conservazione di saperi, tecniche e prodotti locali. Per mantenerla viva e florida è indispensabile riconoscere e sostenere concretamente il ruolo dei piccoli agricoltori nella tutela di questo inestimabile patrimonio. Ma come?

Informando sempre meglio il consumatore su come influiscono le sue scelte alimentari.

Tutto diventa difficile se non si interviene sui governi nazionali, spesso legati a lobby economiche in grado di dettare ai governi le direttive e le normative da imporre ai Paesi produttori.

Eppure qualcosa sta cambiando. Stiamo assistendo a un modesto ritorno dei giovani in agricoltura, sia per la critica situazione economica che sta attraversando l’Italia, sia per una sorta di necessità/desiderio di produrre prodotti meno chimici e più naturali.

Il ritorno nelle campagna dei giovani, di giovani laureati, competenti e attenti alle tematiche di protezione e di valorizzazione del territorio, potrebbe essere uno dei punti su cui investire e partire per continuare a salvaguardare il nostro territorio e a salvare quella biodiversità animale e vegetale adesso fortemente compromessa.

Mauro e Dario

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Squicity è un servizio di consegna a domicilio di prodotti provenienti dalle campagne locali, attivo nelle province di Roma, Rieti e Viterbo. Il progetto nasce dalla conoscenza diretta delle aziende e dei processi produttivi e dalla consapevolezza dell’importanza del “saper fare”. Il rispetto dei ritmi naturali delle stagioni, l’attenzione alle biotipicità e l’amore per il territorio sono alcuni dei criteri con i quali selezioniamo i nostri produttori. Scegliamo soltanto cibi sani, gustosi e di qualità, prodotti con metodi tradizionali, provenienti da non più di 150 chilometri di distanza e con alle spalle un massimo di 2 ore di trasporto su gomma. Un cibo buono, che conserva il sapore e il profumo delle cose autentiche.

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